USA, un rapporto denuncia gli attacchi alla libertà religiosa
Un rapporto di 224 pagine, frutto di oltre 100 testimonianze raccolte in sette udienze, sostiene che negli Stati Uniti numerosi cittadini hanno subito discriminazioni legate alla propria fede religiosa o all'obiezione di coscienza. Secondo quanto riportato da La Nuova Bussola Quotidiana, il documento è stato pubblicato il 26 giugno dalla Commissione per la libertà religiosa istituita dal presidente Donald Trump e contiene dodici raccomandazioni rivolte all'amministrazione federale per rafforzare la tutela del libero esercizio della religione.
I CASI RACCOLTI DAL RAPPORTO
La Commissione, istituita il 1° maggio 2025, riunisce personalità di rilievo del mondo ecclesiale statunitense, tra cui il vescovo Robert Barron, il cardinale Timothy Dolan e l'arcivescovo Salvatore Cordileone.
Nel corso delle audizioni sono emerse numerose testimonianze di genitori, studenti, insegnanti, medici, militari e operatori sanitari che affermano di aver subito conseguenze professionali o personali a causa delle proprie convinzioni religiose.
Tra gli episodi riportati figura quello di Svitlana Roman, madre che ha contestato il programma di libri LGBT nelle scuole della contea di Montgomery, dove ai genitori non sarebbe stato consentito escludere i figli da determinate lezioni.
Il rapporto richiama anche il caso di Jennifer Mead, madre del Michigan che denuncia come la figlia undicenne sia stata avviata a un percorso di transizione di genere all'insaputa della famiglia.
Vengono inoltre ricordati la vicenda della studentessa Shea Encinas, alla quale sarebbe stato chiesto di leggere un libro sull'identità transgender a bambini più piccoli, e quella di Lydia Booth, invitata a rimuovere una mascherina con la scritta «Gesù mi ama».
Tra i professionisti citati compare il medico Eithan Haim, perseguito dopo aver denunciato interventi chirurgici di transizione di genere su minori, mentre l'allenatore Joe Kennedy viene indicato come esempio di lavoratore che avrebbe perso il proprio incarico per aver pregato pubblicamente dopo una partita di football.
LE DODICI RACCOMANDAZIONI
Il rapporto conclude formulando dodici raccomandazioni rivolte all'amministrazione federale.
Tra queste figurano la richiesta di chiarire l'interpretazione della separazione tra Stato e Chiesa, l'istituzione di una task force dedicata alla libertà religiosa, campagne informative sui diritti dei cittadini, linee telefoniche per segnalare eventuali discriminazioni, maggiori garanzie per l'obiezione di coscienza e la nomina di giudici federali sensibili ai casi riguardanti il libero esercizio della religione.
Secondo gli estensori del documento, il secolarismo diventa incompatibile con il Primo Emendamento quando, invece di garantire la neutralità dello Stato, «esclude le voci religiose dal processo di autogoverno».
LE IMPLICAZIONI
Il rapporto propone una riflessione che va oltre il contesto statunitense. Le vicende raccolte mettono al centro il rapporto tra libertà religiosa, diritti dei genitori, libertà educativa e obiezione di coscienza, temi che coinvolgono direttamente anche il dibattito pubblico occidentale.
Per chi ritiene che la fede possa contribuire al bene comune, la questione non riguarda soltanto i credenti, ma la tutela di una libertà fondamentale: quella di vivere e manifestare pubblicamente le proprie convinzioni senza subire discriminazioni.
La difesa della libertà religiosa non riguarda soltanto il diritto di pregare. Riguarda la possibilità di educare i figli secondo le proprie convinzioni, esercitare una professione senza rinunciare alla coscienza e partecipare alla vita pubblica senza che la fede venga considerata un ostacolo.
Una società davvero libera non teme le convinzioni religiose: le tutela, perché sa che la dignità della persona passa anche dalla libertà di vivere ciò in cui crede.