Le luci del Ramadan brillano a Colonia: nuovo campanello d’allarme per l’Europa!

Le luci del Ramadan brillano a Colonia: nuovo campanello d’allarme per l’Europa!

Non riusciamo più a restare in silenzio!

Sentiamo crescere dentro di noi un’inquietudine profonda, una preoccupazione che mese dopo mese diventa sempre più concreta: quella di un’Europa che arretra, che si piega, che smarrisce lentamente la propria identità.

Con l’arrivo del Ramadan, che inizia oggi e termina il 19 marzo, tornano segnali che non possono lasciarci indifferenti.

Non è una questione di libertà religiosa – che nessuno mette in discussione – ma di identità, di equilibrio, di reciprocità.

Quando però l’equilibrio si spezza sempre nella stessa direzione, allora il problema non è più l’integrazione: è la resa!

A Colonia, città dalle radici romane e cuore storico della cristianità tedesca, sono state predisposte luminarie islamiche per il Ramadan, come già avvenuto negli anni scorsi.

Non è un episodio isolato, ma il simbolo di un cambiamento culturale profondo.

In una città dove si stima vivano oltre 100.000 musulmani su circa 1,09 milioni di abitanti, quindi quasi il 10% della popolazione, la presenza islamica è ormai strutturale.

E mentre le nostre chiese chiudono, mentre i simboli cristiani vengono rimossi per non “offendere”, altri simboli avanzano con decisione.

Le parole dell’eurodeputata Silvia Sardone sono chiare: «mentre noi nascondiamo i simboli delle nostre tradizioni, gli islamisti, con il supporto di amministrazioni locali compiacenti, rendono chiara la loro presenza».

E ancora: sembra quasi che sia l’Europa a dover “integrarsi”, a dover islamizzarsi in nome di un’inclusione a senso unico.

Colonia è anche la città delle drammatiche violenze della notte di Capodanno 2015, quando centinaia di donne furono aggredite da gruppi di migranti.

E oggi, nella stessa città, risuona il richiamo del muezzin proveniente dalla grande moschea finanziata dalla Turchia. Non è folklore. È un segnale politico e culturale!

E allora noi diciamo: basta sottovalutare! Basta considerare “normale” ciò che normale non è.

Non si tratta di odiare qualcuno, ma di difendere la nostra storia, la nostra tradizione, la nostra identità cristiana.

Per questo, proprio alla luce di quanto sta accadendo e dei segnali sempre più evidenti che arrivano dall’Europa, se non l’hai ancora fatto, ti invitiamo a firmare la petizione “Basta con la sottomissione all’Islam!”, promossa da Pro Italia Cristiana.

È un modo chiaro e diretto per dire che non accettiamo più arretramenti culturali né silenzi complici.

E non fermarti qui! Dopo aver firmato, sostieni, con una generosa donazione, la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, tramite i social.

Abbiamo bisogno del tuo aiuto per diffondere questo messaggio al maggior numero possibile di persone. Solo parlando apertamente, possiamo risvegliare coscienze e difendere la nostra identità prima che sia troppo tardi.

In Italia, per ora, i segnali sembrano più contenuti.

In una scuola genovese si è arrivati a invitare i docenti a ridurre interrogazioni e attività fisica per gli studenti che osservano il digiuno e, in molte scuole, si predispongono esenzioni dalla mensa durante il Ramadan.

Ma sarebbe un grave errore pensare che il problema non esista!

Negli scorsi anni i segnali sono stati numerosi e ripetuti: scuole che eliminano il presepe o i canti natalizi “per non urtare altre sensibilità”; crocifissi contestati nelle aule; mense pubbliche sempre più orientate a menu differenziati su base religiosa.

E ancora: palestre e spazi pubblici concessi per preghiere collettive; pressioni per il riconoscimento di nuove moschee senza un vero confronto con i cittadini; istituti scolastici che riducono verifiche e attività durante il digiuno del Ramadan.

Episodi singoli, certo. Ma messi insieme raccontano una tendenza.

Piccoli passi, dirà qualcuno. Ma è proprio così che iniziano i grandi cambiamenti: goccia dopo goccia, concessione dopo concessione.

E ogni anno, puntualmente, il dibattito si ripresenta, sempre un po’ più spostato in avanti rispetto all’anno precedente.

Non possiamo abbassare la guardia! Quello che accade ogni anno, è parte di un processo che rischia di trasformare l’Europa in qualcosa di irriconoscibile.

Noi non vogliamo un’Europa che si vergogna del Natale ma illumina le sue città per il Ramadan. Vogliamo un’Europa fiera delle sue radici cristiane, capace di dialogo ma non di sottomissione.

Perché il silenzio è complicità! E noi non vogliamo essere complici della sottomissione della nostra Europa.

 

Dona