Violenza eversiva dell’estrema Sinistra e silenzi della grande stampa
Il velo è caduto.
La morte del 23enne Quentin Deranque, avvenuta a Lione, ha fatto emergere un forte legame ideologico, che unisce gli “antifa” francesi all’”Internazionale” di Sinistra.
Non solo perché nell’inchiesta avviata dopo il linciaggio è entrato anche il nome di Jacques Élie Favrot, assistente parlamentare del deputato Raphaël Arnault de La France insoumise.
In un comunicato le attiviste del collettivo Némésis hanno denunciato di averlo visto chiaramente tra gli aggressori.
In conseguenza di ciò, a Favrot, peraltro leader storico dei Centri Sociali francesi, è stato vietato l’accesso in Parlamento per questioni di sicurezza e di ordine pubblico.
Ma ora è spuntato anche un «Appello internazionale per il rafforzamento dell’azione antifascista e antimperialista», firmato lo scorso 21 gennaio Oltralpe.
Al testo, che evoca l’eventualità di «azioni concrete» senza spiegare quali, hanno aderito varie personalità di tutto il mondo, tutte ovviamente legate alla Sinistra radicale.
Vi figurano in primis Jean-Luc Mélenchon, leader sempre de La France insoumise ed altri esponenti del suo partito.
Tra questi anche Rima Hassan, l’europarlamentare che stava tenendo una conferenza all’Università Science Po di Lione, mentre all’esterno si stava consumando l’omicidio di Quentin.
Ha firmato anche Cem Yoldas, portavoce della Jeune Garde Antifasciste, organizzazione messa fuorilegge nel giugno dell’anno scorso in Francia.
Non riusciamo a capacitarci di come su quell’appello figurino anche firme italiane. Quali? Quella di Eliana Como, ad esempio, membro dell’Assemblea nazionale della Cgil.
E poi Nadia De Mond, attivista femminista e membro del Centro Studi sull’Autogestione. E ancora due europarlamentari, Ilaria Salis e Domenico Lucano di Avs-Alleanza Verdi e Sinistra.
Già è imbarazzante ed inopportuno che la loro firma appaia accanto a quella di chi militi all’interno di un gruppo posto al bando dal governo francese, in quanto estremista e violento.
Ma a maggior ragione, dopo il massacro avvenuto a Lione, i sottoscrittori avrebbero dovuto quanto meno prendere le distanze pubblicamente da quell’appello. Invece no.
Non solo. Si è scoperto che lo stesso Arnault, fondatore e portavoce storico della disciolta Jeune Garde, pluripregiudicato, è stato più volte in Italia.
L’ultima volta è stato quasi due mesi fa, lo scorso 7 gennaio, quando partecipò al corteo degli Antagonisti contro la cerimonia per la strage di Acca Larenzia.
Ci dispiace che tutto questo sia stato taciuto in Italia da molti, troppi grandi giornali, impegnatisi piuttosto ad infangare il nome della vittima, Quentin.
Troviamo che tutto questo sia assolutamente scorretto e lesivo del diritto dei loro lettori a conoscere l’esatto svolgimento dei fatti.
Il che ci spinge a promuovere una vasta campagna d’informazione per far sapere come siano andate realmente le cose.
Intendiamo servirci dei social, che consentono di raggiungere tanti in poco tempo. Ma hanno un costo, che da soli non riusciremmo a sostenere. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È urgente, perché per ben tre giorni i grandi quotidiani italiani non hanno scritto una riga del delitto che ha sconvolto la Francia. Incredibile!
Costretti, alla fine, a parlarne, è scattata una vergognosa “operazione-fango” sulla vittima con una ricerca spasmodica, ma inutile di eventuali tracce di “fascismo” tra le frequentazioni della vittima.
Oltre tutto, non sono mancate parole di incomprensibile indulgenza, stante l’accaduto, verso l’estremismo di Sinistra militante!
Titoli e articoli han portato indietro le lancette dell’orologio ai terribili Anni di Piombo con l’invenzione di risse inesistenti ed accuse rivolte alla Destra di “speculare” sugli eventi.
Restiamo veramente allibiti di come siano stati stravolti i fatti! Nessuno, ad esempio, ha riportato le parole di don Laurent Spriet, rettore della chiesa di San Giorgio, che conosceva bene Quentin.
Nessuno ha detto che il giovane ammazzato dagli «antifa» frequentava la parrocchia, andava a Messa tutte le domeniche ed era tra i volontari che distribuivano pasti gratuiti ai poveri.
C’è, di fatto, una rete internazionale dell’estrema Sinistra, che con la violenza e l’eversione sta cercando di destabilizzare la sicurezza e l’ordine pubblico.
Non possiamo stare a guardare, perché l’omertà ed il silenzio ci renderebbe complici. Visto che la grande stampa non parla, facciamolo noi e spieghiamo alla gente quel che davvero accade!
Aiutaci, con la tua migliore offerta, a lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione online!
C’è un solo modo per contrastare la violenza: denunciarla!