Islamizzazione: fermiamo chi vuol farla da padrone a casa nostra!
È inutile raccontarci favolette, questo è l’islam!
A Reggio Emilia un 49enne marocchino è stato denunciato dai Carabinieri con l’accusa di minaccia aggravata.
L’uomo ha diffuso su TikTok video intimidatori espliciti e farciti di pesanti insulti, anche a sfondo sessuale.
Nel suo mirino sono finite le donne musulmane residenti in Italia, accusate di vivere e vestirsi in modo troppo “occidentale” per il fatto di non indossare il velo islamico!
La loro “colpa”, insomma, è solo quella di non volersi conformare ai precetti dell’islam più rigoroso, nient’altro.
I filmati sono stati girati nel suo giardino di casa: l’uomo si mostra mentre impugna un coltello ed un pacco di munizioni, poi ritrovati dai militari nel corso di una perquisizione.
Questo ha aggravato il quadro accusatorio. Altro che integrazione, questo è solo l’ennesimo tentativo di far valere in Italia un’interpretazione integralista della sharia!
Ebbene, l’Italia non è una casba, né una moschea: l’Italia è cristiana, ha tradizioni e leggi proprie e ad esse si devono attenere tutti coloro che risiedano sul territorio nazionale!
Non possiamo concedere alcunché all’islamizzazione dilagante, né possiamo ammettere che qualcuno cerchi di metterci i piedi in testa a casa nostra.
È ora di finirla! Dobbiamo reagire! Firma subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Basta con la sottomissione all’islam!», promossa da Pro Italia Cristiana.
È indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché, esercitando il proprio ruolo istituzionale, difenda la nostra identità nazionale ed i Valori fondamentali su cui si fonda.
Affinché quest’iniziativa, estremamente importante, abbia successo, è necessario sostenerla, promuovendo una vasta campagna di sensibilizzazione online.
I social consentono, infatti, di arrivare a tanti in poco tempo. Ma questo ha un costo, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante! Non dimentichiamoci che lo scorso luglio tre eurodeputate italiane, Silvia Sardone, Anna Maria Cisint e Susanna Ceccardi, sono state minacciate di morte!
Perché? Per essersi espresse contro l’uso del velo islamico in Italia al grido di «Niente bavaglio!». È bastato questo perché fossero costrette ad esser poste sotto scorta.
Contro di loro alcune sigle della comunità islamica hanno, inoltre, promosso una pesante offensiva giudiziaria al fine di intimidirle e di zittirle.
Quanto accaduto in Italia, ma anche all’estero, rientra nell’ambito di una precisa strategia transnazionale, che cerca d’imporre in Europa usi, norme e costumi islamici, a noi estranei.
Le tre eurodeputate, però, non si sono per niente impaurite, anzi hanno subito presentato due interrogazioni.
Con la prima han chiesto che la Fratellanza Musulmana venga riconosciuta come sigla terroristica anche nel nostro Paese.
Con la seconda han chiesto, invece, che l’Unione delle comunità islamiche e tutte le organizzazioni orbitanti attorno ad essa restino esterne al sistema istituzionale.
Nel nostro Paese, di tradizione e cultura cristiane, non c’è posto per abitudini completamente estranee alla nostra identità ed alla nostra storia.
Fermiamo qualsiasi tentativo d’islamizzazione. Chiudiamo la porta in faccia a chi pretenda di farla da padrone a casa nostra!
Noi, all’islam, non ci sottomettiamo e non ci sottometteremo. Mai!